
Non era un caso, quella fitta allo stomaco ogni volta che le passavo vicino.
Quanti anni passati sulle sue corde, quasi gli stessi passati a trascurarla.
Cercare di capire perché, senza riuscire a trovare una spiegazione alla polvere invecchiata su quelle curve di mogano e palissandro.
E lei lì, ferma, senza un lamento; piccola amante silenziosa che parla solo sotto le mie mani, muta ormai da anni.
Diceva il grande Segovia, che per tutta la vita non suonò che la chitarra classica, lasciandoci peraltro cose grandiose, che quella elettrica è una prostituta.
Forse aveva ragione, ed è anche per questo che ho sempre considerato la mia chitarra come un’amante.
Non per sminuire il nostro rapporto, semmai per rafforzarlo; un’amante per tutta la vita, richiede una passione smisurata e una grandissima dose di fantasia per tenere viva una relazione altrimenti senza vincoli.
E ora? Dov’è finita quella passione? Sono sicuro ci sia!
Non può essere diversamente, non starei così male guardandola, giorno dopo giorno.
Un ricordo di mani indolenzite dagli esercizi, come fosse di un’altra persona, mi viene alla mente; com’è strano, com’è lontano…
E ancora quella fitta, così diversa da quella provata la prima volta che l’ho tenuta in braccio, si, in braccio, come amante vezzosa!
La corsa fino a casa, le valvole dell’amplificatore già calde e il timore di cominciare a suonarla, cercando le cose giuste da fare, come fosse il primo incontro con una ragazza.
E poi, proprio come fosse una ragazza, venne tutto naturale. Nello sfiorare per la prima volta quelle corde, solamente, senza suonarle, un’emozione grandissima. La mia chitarra…
E poi, facile conquista, sentirla rispondere sotto le mie mani fino a diventare una sola cosa, io e… La mia chitarra…
Sempre insieme, fino ad arrivare a parlarle, come un pazzo parla al vento.
Sempre insieme, fino a darle un nome, un nome che neanche ricordo più… Forse non è neppure vero e il nome non gliel’ho mai dato!
Che importa!
C’è forse bisogno di un nome per amarsi?
E lei lì, sempre ferma, sempre, sempre, sempre… E allora, perché non prenderla e usarla, si, usarla fino a far sanguinare le mani, per pareggiare i giorni passati.
Servirebbe a placare quest’ansia, o sarebbe solo un momentaneo piacere?
La prendo.
Stavolta le valvole dell’amplificatore hanno bisogno di tempo; sono spente anche loro da molto.
Tempo che almeno mi servirà per riabituarmi al peso dimenticato della mia chitarra, e mentre le tolgo un po’ di polvere, il solo sfiorarla mi ricorda quanto la amo.